Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:06:35

Chelsea-Bayern: La finale che non ti aspetti


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Doveva essere Barcellona-Real, la finale di Champions che tutti hanno da sempre sognato. In molti, dopo i sorteggi di Nyon, hanno sperato che, il 19 maggio all’Allianz Arena, sarebbe andato in scena il più grande spettacolo del week end, quel super classico in versione europea che avrebbe messo difronte Mourinho e Guardiola, Ronaldo e Messi. Doveva appunto! Invece la realtà è un’altra. Tutti quelli che si aspettavano il classico spagnolo avevano fatto i conti senza l’oste, ed ecco che la finale meno pronosticata è servita: saranno Bayern e Chelsea a contendersi il 19 maggio la Champions 2012.

Due squadre arrivate in semifinale come autentiche outsider, ma che in fondo, si sono meritate il posto nella finalissima di Monaco di Baviera.

I Blues si ritrovano a giocare l’atto decisivo della Champions League 4 anni dopo la bruciante sconfitta di Mosca contro il Manchester United, quando il capitano John Terry “tradì” i propri compagni scivolando sul dischetto al momento di calciare il rigore decisivo. Nella semifinale di ritorno di Barcellona, tutti aspettavano i gol di Messi, il riscatto di Guardiola, lo ristabilirsi delle gerarchie e invece hanno visto il Chelsea resistere e colpire in contropiede. Di Matteo è l’eroe inatteso, capace di costruire un fortino che non molla dopo il gol del vantaggio blaugrana (prima o poi doveva arrivare) e resite quando J.Terry perde la testa, scalcia Sanchez e viene espulso. E’ anche vero però che la nave dei blues comincia a barcollare quando subisce il gol del 2-0 di Iniesta. Partita finita? Ma nemmeno per sogno. Al Chelsea ferito basta solo una palla per riportarsi in partita (splendido gol di Ramires) e un intero secondo tempo di barricate e fortuna. Una traversa su rigore e un palo su azione fermano Messi quando non ci riesce la muraglia bianca, con Drogba a fare il terzino. I blues danno l’impressione di crollare da un momento all’altro ma restano in piedi. Di Matteo non sa se crederci o meno e non vorrebbe nemmeno muoversi più di tanto per il timore di rovinare tutto. Solo dopo il volo di Torres (autore del 2-2) può finalmente lasciarsi andare. Il calcio all’italiana trionfa e in finale ci sarà anche un pezzo di Italia.

Nell’altra semifinale il Real aveva l’occasione di arrivare là dove l’odiato dirimpettaio non era arrivato.

E a Madrid l’inizio più che promettente dei blancos, che dopo soli 14 minuti hanno già rovesciato la frittata (la sconfitta 2-1 in terra tedesca) con la solita, immancabile doppietta di CR7, fa illudere madridisti e non. Sembra una storia già finita, ma poco dopo Robben realizza il gol, su rigore, che i suoi blinderanno fino alla fine dei tempi regolamentari. L’avversaria del Chelsea sarà estratta solo dopo la lotteria dei rigori. Già i rigori! Un tiro dagli undici metri, all’apparenza molto semplice, soprattutto per campioni di quel calibro, perfezionato fin dai tempi delle scuole calcio. Invece, quegli undici metri diventano undici metri di agonia “blanca”. Non sarà la fine del mondo pronosticata dai Maya, ma per i madridisti ci va molto vicino. La fine del mondo deve assomigliare al momento in cui Ronaldo sbaglia il primo rigore indirizzando la serie e subito guarda implorante Mourinho, come se fra i molti poteri del suo tecnico ci fosse quello di far scorrere all’indietro il tempo, permettendogli di riprovarci. La fine del mondo è un Bernabeu raggelato dalle grandissime parate di Neuer su Ronaldo e Kakà, rianimato dalla doppia risposta di Casillas, tramortito dall’errore di Ramos e infine ricoperto dai cori dei supporters tedeschi quando Schweinsteiger realizza il rigore qualificazione. A due anni dalla finale del Bernabeu, in cui l’Inter di Milito concluse lo storico triplete, proprio a Madrid i tedeschi si sono presi la loro personale rivincita con la città spagnola e con lo stesso Mourinho. Avranno la possibilità di conquistare la coppa nel proprio salotto di casa, caso unico nella storia della competizione. Ma, il vero tesoro delle due notti di Champions, è stato l’applauso del pubblico del Camp Nou e del Bernabeu a fine partita. L’omaggio di un popolo triste ma fiero e grato, è stato di una bellezza tale che a noi italiani di Marassi può davvero sembra quell’isola che non c’è!



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