Sabato, 18 novembre 2017 - ORE:15:14

Emozioni, errori, esclusioni. Questa è Milan – Juventus, la sfida scudetto


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Se qualcuno andasse a dire a un tifoso milanista la famosa frase fatta “il  pareggio accontenta tutti”, non so come potrebbe cavarsela e sicuramente sarebbe fortunato a non ricevere in risposta almeno una di quelle sberle alla Zlatan Ibrahimovic. Sì, perché il Milan non può essere soddisfatto dell’1-1 ottenuto a San Siro contro la Juventus, nella partita più importante del campionato, partita che il campionato avrebbe potuto deciderlo o dargli comunque una svolta importante. E invece le squadre lasciano il campo con un punto per parte, un gol per parte e un torto arbitrale subito per parte.

L’EPISODIO – Il colpevole è sempre lui: Romagnoli, collaboratore del direttore di gara Tagliavento. Probabilmente quando penseremo tra molti anni a questo match, il volto che per primo ricorderemo, prima ancora di quello di un formidabile Robinho, di un tenace Chiellini, di un instancabile Nocerino o di un decisivo Matri, sarà il suo. E soprattutto ci ricorderemo di quegli occhi chiari così perfettamente in linea con la riga della porta difesa da Buffon da non poter mai immaginare che – quegli occhi, appunto – decidessero di non vedere ciò che da un comune divano di un comune salotto risultava  trasparente come l’acqua. Sì, perché la parata – straordinaria comunque – di Buffon sul colpo di testa da due passi di Muntari è avvenuta almeno venti centimetri dentro la porta e sarebbe stato il gol del 2-0 per i rossoneri, che rischiavano così di mettere una seria ipoteca sulla partita. Un errore grossolano che non dovrebbe essere commesso a questi livelli, che fa scattare la reazione di capitan Ambrosini, che prima ne va a dire quattro all’arbitro e poi fa il muso duro con Chiellini accendendo gli animi di tifosi e compagni. Un errore grossolano, commentato da un sorriso amaro e ironico di Allegri, che dichiara senza mezzi termini la partita “falsata”. La pensa diversamente Antonio Conte, che ai microfoni di Sky sostiene “Ma che differenza c’è? Sono due errori tecnici, hanno lo stesso peso” paragonando il gol fantasma di Muntari, con il gol annullato a Matri (sull’1-0 per il Milan, quattro minuti prima di trovare il gol buono) per un fuorigioco che non c’era – eccolo l’altro misfatto di cui il nostro Romagnoli è colpevole -. Ma la differenza c’è. Ed è netta. Come spiega l’opinionista di Sky, dal passato rossonero, Zvonimir Boban: “Il gol non dato al Milan è un errore molto più evidente e grave rispetto al gol annullato a Matri”.

Battibecchi, malcontenti, diverse interpretazioni. Rimane il fatto che la partita termina 1-1.

 

FORZA E LIMITI – Il Milan, orfano di due pedine molto importanti come Ibra e Boateng, parte fortissimo con un Robinho onnipresente che gioca per due, per lui e per il suo compagno di reparto Pato, impalpabile. I rossoneri comandano il primo tempo e il vantaggio arriva al quarto d’ora con un tiro di punta di Nocerino deviato in maniera decisiva da Bonucci. Per il centrocampista grintoso ex rosanero è l’ottavo centro in campionato, tanto per ribadire la stagione straordinaria che sta facendo da matricola a Milano. I rossoneri potrebbero trovare il gol in altre occasioni, due volte con Binho e, come si è detto sopra, con quello che è accaduto al minuto 24′, dove, prima del gol non convalidato di Muntari, Buffon si era opposto egregiamente a un gran colpo di testa di Mexes.  Il Milan gioca con grande ritmo, ma a metà del secondo tempo non riesce a tenere, complice anche una panchina che non permette grandi alternative. Entrano El Shaarawy per Pato e Ambrosini per Emanuelson, ma quanto si fanno sentire le pesanti assenze in casa milanista.

LE ANTICHE CERTEZZE – Ne approfitta allora la Juve che, dopo un primo tempo in cui era riuscita a rendersi pericolosa solo in due occasioni con Estigarribia e Vidal e aveva subito il gioco e la corsa dei rossoneri, ritrova gioco e corsa. Ma soprattutto ritrova il vecchio 4-3-3 che Conte è bravo a ricostruire in corsa inserendo nella ripresa i 3 dell’attacco, protagonisti decisivi di tanti di quei 49 (in quel momento) punti bianconeri. Così, dopo qualche tiro, a dir la verità un po’ sbilenco, di Vucinic, sull’asse Pepe-Matri la Juve trova il pareggio a 7′ dalla fine. Con questo gol l’ex cagliaritano – che era andato a segno anche quattro minuti prima, ma era stato fermato per un fuorigioco che non c’era – va in doppia cifra in campionato e fa capire a Conte che , forse, non è Borriello il centravanti su cui puntare.

C’ERA UNA VOLTA – In effetti la Juve di attaccanti ne ha parecchi e non si è ancora capito su chi punti davvero Conte. Di sicuro non punta su Alex Del Piero, che non dimenticherà mai la sua ultima volta a San Siro. 90′ seduto in panchina. Così come , poco più in là, Pippo Inzaghi. Due che partite così ne hanno decise tante; due che l’ultima volta il cinque non se lo sono dati in campo, ma fuori; due che sono stati costretti a rimanere a guardare e a fare il tifo. Fa effetto.



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