Lunedi, 20 novembre 2017 - ORE:06:34

Il rigore spagnolo, fra economia e calcio


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Questo Europeo sembra essere davvero uno specchio della realtà economica che attanaglia, in questo momento, il Vecchio Continente ( e non solo ). Prima la partita Germania-Grecia, sfida fra la nazione leader dell’Europa e quella che, invece, ha il ruolo di fanalino di coda nella classifica a stampo economico-finanziario della regione dell’euro. Successivamente, le partite di Italia e Spagna ( rispettivamente quarto di finale e semifinale ), caratterizzate dal rigore.

No, non quel tipo di rigore, che ci fa venire in mente sacrifici, lacrime e sangue dettati dalla crisi; ci stiamo riferendo al tiro dal dischetto, che ha caratterizzato le ultime partite delle nazionali di altri due paesi che stanno vivendo un difficile momento per quanto riguarda la propria economia.

Eh già, perchè dopo Italia-Inghilterra, anche la partita Spagna-Portogallo è stata decisa alla spietata ( ma necessaria ) lotteria dei rigori, dopo che tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi sempre sul punteggio di 0-0.

Un risultato che ha rispecchiato l’andamento della gara: equilibrata, senza grandi occasioni nè da una parte, nè dall’altra. Spagna contratta, non in gran forma ( forse per il minor tempo a disposizione per recuperare ) ma neanche capace di imporre il solito gioco, fatto di possesso palla e accelerazioni negli ultimi metri davanti la porta avversaria.

Da notare il numero di rinvii lunghi effettuati dal portiere Iker Casillas, piuttosto inusuali per il gioco spagnolo, che tende ad essere sviluppato proprio dalla difesa. Merito di un Portogallo ben messo in campo, capace di pressare alto per quasi tutti i 120 minuti ( con qualche sbandata soltanto negli ultimi minuti dei tempi supplementari ) e non solo di arroccarsi in difesa.

Paulo Bento, ct della nazionale lusitana, mostra non solo di tenere all’aspetto estetico ( impossibile non notare le sue lucidissime scarpe nere ), ma anche di essere un allenatore capace. I suoi ragazzi giocano un’ottima gara e creano numerose insidie alla retroguardia iberica; l’attacco, capitanato da Cristiano Ronaldo, si muove bene ma non riesce a concretizzare in contropiede. Proprio CR7, anzi, conclude con un tiraccio una veloce azione di contrattacco quattro contro tre, unica vera occasione per la sua squadra di portarsi in vantaggio.

Dall’altra panchina, il marchese Del Bosque assiste a una partita non certo esaltante dei suoi: questi sono apparsi stanchi e poco lucidi non solo nella finalizzazione ( non una cosa insolita, per la Roja ), ma perfino nel palleggio, vero marchio di fabbrica del calcio spagnolo. La scelta di Negredo in attacco, poi, non dà certo i frutti sperati: l’attaccante si rivela un vero e proprio corpo estraneo in questa macchina quasi perfetta, che contro il Portogallo mostra però ingranaggi poco lubrificati.
Alla fine dei tempi regolamentari è o a 0. I tempi supplementari scorrono come i 90 minuti che li hanno preceduti; forse la Spagna preme un po’ di più, grazie agli inserimenti di Jesus Navas e Pedro ma certamente anche per la stanchezza che comincia a diffondersi fra le fila portoghesi.

E’ in questo momento, che gli uomini in rosso producono la loro occasione da gol migliore: destro a botta sicura di Iniesta, ma Rui Patricio con un colpo di reni dice no, tenendo la squadra a galla. I ragazzi di Bento riescono così ad arrivare al 120esimo minuto e a costringere i “vicini di casa” alla roulette dei rigori.

Subito due parate, quelle di Rui Patricio e Casillas, ai danni dello specialista Xabi Alonso e di Joao Moutinho; successivamente, una sequenza di trasformazioni ( compreso un cucchiaio di Sergio Ramos ), fino alla traversa decisiva di Bruno Alves. Cristiano Ronaldo assiste sgomento all’errore del difensore dello Zenith, chiedendosi se arriverà a tirare il proprio rigore, l’ultimo della serie lusitana.

Tutto sta nel piede di Fabregas: questi, col suo destro, colpisce il palo, ma nella parte interna. La palla finisce comunque in rete, condannando il Portogallo all’uscita da questo torneo, seppur a testa altissima.
Per la Spagna, invece, è la terza finale internazionale consecutiva. Incredibile come la possibilità di riconfermarsi campioni d’Europa, in fondo, sia dipesa da pochi centimetri: quelli che hanno dato così tanto sconforto ad Alves e quelli che, al contrario, hanno regalato solo gioia a Fabregas e compagni.



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