Sabato, 29 luglio 2017 - ORE:13:46

Piermario Morosini (1986-2012)



L’ho visto correre. L’ho visto lottare. L’ho visto vincere e perdere con addosso varie maglie, ma che avevano tutte sotto lo stesso cuore. L’ho visto fermarsi e cadere a terra. L’ho visto provare a rialzarsi e combattere. L’ho visto uscire sconfitto dalla sua ultima battaglia. E’ nuovamente caduto, accasciandosi al suolo senza riuscire più a tirarsi su. La gente si è fermata, i giocatori hanno smesso di correre e si sono tutti voltati. Schiattarella (Livorno) ha afferrato l’arbitro Barletta per la maglia, strattonandolo verso il giocatore esanime pregandolo di fare qualcosa. Si sono avvicinati tutti, i fisioterapisti sono entrati in campo, sono stati avvisati i medici… tutto inutile. A nulla è valso in frenetico aiuto dei soccorritori, la corsa a perdifiato dei giocatori del Pescara che hanno trasportato la barella in campo con le loro stesse mani, il coma farmacologico nel quale il giocatore è stato posto appena giunto all’ospedale… Piermario Morosini, centrocampista centrale dell’Udinese in prestito a Livorno e che aveva militato tra le altre nel Bologna e nel Vicenza, collezionando anche numerose presenze nella nazionale U-21, muore alle ore 16.45 del 14 Aprile 2012, dopo esser stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Pescara a seguito di una crisi cardiaca avvenuta al 31′ del primo tempo di Pescara-Livorno. Volge così al termine una giovane vita segnata dalla sfortuna, da due genitori morti ad appena due anni di distanza l’uno dall’altro agli inizi del 2000, quando Morosini aveva appena 15 anni, un fratello disabile suicidatosi nel 2002 ed una sorella, anche lei disabile, che assieme alla fidanzata Anna costituiva la sua famiglia, una carriera calcistica che negli ultimi anni sembrava inesorabilmente in declino. Per questo era arrivato a Livorno, la squadra che in passato aveva permesso a molti giocatori di riacquistare una brillantezza persa da tempo. Ma non è andata così. Dopo appena 8 presenze si è verificato uno dei più tristi episodi degli ultimi anni del nostro calcio. Si fermano tutti, allibiti ed impotenti. All’estero il Real Madrid ed il Barcellona si uniscono al nostro dolore osservando un minuto di silenzio, giocando con il lutto al braccio ed espondendo numerosi cartelloni di cordoglio. Il silenzio ed il dolore predominano mentre tutti, esterrefatti, osservano impotenti un altro giovane morire mentre faceva ciò che amava. Non voglio parlare dei minuti in più che l’ambulanza ha messo per giungere allo stadio, a quanto pare bloccata da un veicolo (la procura di Pescara ha avviato un indagine), non dei fischi che i tifosi del Milan a San Siro hanno “generosamente donato” quando lo speaker ha comunicato che la partita non si sarebbe giocata, non di Zeman che esce dal campo distrutto ed avvilito per poi risultare irreperibile per il resto della giornata, non dei giocatori del Livorno e del Pescara che si sono sdraiati a terra a piangere, un gruppo di ragazzi con un’età media che supera di poco i 20 anni che hanno visto morire un ragazzo davanti a loro, non delle migliaia di messaggi di condoglianze che sono arrivate in serata da esponenti calcistici, e non, di tutto il mondo… Livorno e tutto il calcio mondiale si chiudono in un abbraccio pieno di dolore per ricordare un ragazzo che avrebbe potuto dare tanto al gioco del pallone.

Ciao Moro…



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