Sabato, 18 novembre 2017 - ORE:10:58

Mourinho: il pallone d’oro degli allenatori

Mourinho Chelsea PSG

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Antipatico e odiato da tanti, amato e quasi venerato da chi ci ha lavorato insieme o da chi lo ha avuto allenatore della propria squadra del cuore.

È José Mourinho, 51 anni, portoghese, probabilmente il tecnico di calcio più celebre del mondo.

Lo Special One, questo il soprannome che lo contraddistingue da tempo, da diversi anni riempie i titoli delle prime pagine dei giornali, di pagine web o di trasmissioni legate al mondo del calcio.
Si tratta di un vero e proprio personaggio, conosciuto non solo dagli esperti di calcio, ma anche da coloro che hanno visto poche o forse nessuna partita di pallone in vita loro.

Irriverente, arrogante, presuntuoso, sempre pronto alla polemica aperta con colleghi o addetti ai lavori con la convinzione di essere l’unico depositario della verità. Una fiducia in se stesso illimitata, così come nei giocatori che allena definiti “i migliori del mondo”.

Se il 90% degli allenatori non comunica mai spunti interessanti nel corso delle proprie interviste, Mourinho è diverso. Difficile che una sua conferenza stampa non regali qualche frase da ricordare ai giornalisti, o che una domanda dei presenti non faccia scoppiare una nuova polemica o un nuovo “caso”. La banalità non è certo di casa per il portoghese, un uomo che nell’essere personaggio ci sguazza, trovando sempre le parole giuste per non soccombere anche quando tutti sono contro di lui.

Personaggio sì, ma grande allenatore

Che parli tanto, a volte forse troppo e qualche volta esagerando, è un dato di fatto.
Se il giudizio sulla persona è quindi puramente soggettivo come è giusto che sia, quello sull’allenatore non può prescindere da numeri inequivocabili.

Con la vittoria per 2-0 sul Paris Saint Germain nella gara di ritorno dei quarti di Champions League, Mourinho è diventato il primo allenatore nella storia della massima competizione europea a raggiungere la semifinale per l’ottava volta.

champions chelsea PSG

Persino il grande Sir Alex Ferguson, l’allenatore più vincente della storia del calcio inglese, si è dovuto inchinare al portoghese (sette le semifinali dell’ex allenatore del Manchester United).

Un altro dato ancora più impressionante è quello che riguarda le partecipazioni alla “coppa dalle grandi orecchie”: ogni volta che una squadra allenata dal portoghese è entrata tra le prime otto d’Europa, cioè i quarti di finale, ha sempre raggiunto la semifinale di Champions. Otto volte su otto, con Porto, Inter, Real Madrid e Chelsea.

I detrattori potranno accusare lo Special One di aver vinto finora “solo” due Coppe dei Campioni (con Porto e Inter), o di aver centrato questi traguardi solo per merito di grandi giocatori.
Certo è che nessuno in Europa ha saputo entrare tra le prime quattro per otto volte allenando quattro squadre diverse, facendo alzare la coppa ad una squadra con pochi nomi altisonanti come il Porto, o riportando il trofeo all’Inter a 45 anni di distanza dall’ultimo trionfo.

Genio o fortuna?

Per vincere spesso si dice che la fortuna sia imprescindibile. Vero, ma spesso come si dice la fortuna aiuta gli audaci. Qualità che al tecnico portoghese non manca mai. Di coraggio infatti ne ha avuto tanto martedì sera, rischiando il tutto per tutto contro un Psg che ormai stava già assaporando il gusto della semifinale.

A Londra c’era da ribaltare il 3-1 rimediato a Parigi all’andata e al suo Chelsea serviva una vera e propria impresa per non essere eliminato da una squadra ricca di campioni come Ibrahimovic, Lavezzi, Cavani, Lucas, Pastore. Ma con un po’ d’aiuto della dea bendata e un po’ di genialità mourinhiana, l’ennesima impresa è stata servita.

Con Ibrahimovic out per infortunio i Blues ci hanno creduto fin dall’inizio, anche se l’uscita forzata di Hazard dopo pochi minuti sembrava aver messo la parola “fine” ai sogni inglesi di rimonta.
Invece José dalla panchina ha fatto la scelta azzeccata. Al posto del fantasista belga dentro Shurrle e non Torres come tutti si aspettavano.

Il risultato? Il neo entrato tedesco nel primo tempo piazza la zampata dell’1-0 riaprendo il discorso qualificazione.

Nella ripresa le due traverse del Chelsea sembrano un segno del destino, ma la mossa della disperazione di Mourinho è risultata degna del miglior giocatore di poker. Fuori Oscar e dentro il senegalese Demba Ba, fino a quel momento autore di soli 4 gol in tutta la stagione.

Dem Ba

Quando tutto sembrava scritto, all’87’ è stato proprio il cambio del portoghese a fare la differenza. Demba Ba sorprende la difesa dei francesi a pochi minuti dal termine facendo impazzire di gioia Stamford Bridge ed il popolo londinese.

A fine partita Mourinho ammetterà che la fortuna questa volta ha assistito lui e la sua squadra:

“È un miracolo. Come si spiega che Shurrle e Demba Ba sono entrati e hanno segnato? È culo!”

Uno Special One anche per i giocatori che allena

Ma cos’ha José Mourinho più dei suoi colleghi? È un allenatore normale o ha qualcosa di più degli altri?

Chiunque sia stato allenato da lui lo ricorda sempre quasi con gli occhi lucidi, in primis i giocatori dell’Inter. Dalle dichiarazioni dei suoi attuali e soprattutto ex giocatori, pare che lo Special One non sia solo un grande allenatore, ma sopratutto un grandissimo motivatore, che sa trasmettere ai suoi ragazzi una carica agonistica che i colleghi non riescono a dare.

Il celebre pugno sul cuore a tutti prima di scendere in campo; il considerare i suoi giocatori come suoi figli da stimolare ma anche da criticare quando sbagliano; il parlare tanto con loro, anche a tu per tu, nell’orecchio, probabilmente con frasi di elogio e parole mirate che sanno smuovere nell’orgoglio.

Pare questo uno dei segreti di questo allenatore che anche martedì sera, dopo il gol qualificazione di Demba Ba, è corso ad esultare insieme ai suoi, bisbigliando alcune parole nell’orecchio di Torres e di Eto’o, proprio quei giocatori criticati pubblicamente qualche mese fa durante un “fuori onda” rubato.
Il saper motivare a 1000 anche chi non gioca, anche chi entra solo per 10 minuti o chi è spesso in panchina, è una qualità rara in chi allena, forse la qualità che lo distingue maggiormente dai colleghi.

“Per Mourinho avrei ucciso per le motivazioni e gli stimoli che mi ha dato”.

Ibrahimovic Mourinho

Una frase celebre, forse addirittura esagerata quella pronunciata da Zlatan Ibrahimovic riferendosi al suo rapporto con Mou; ma un’ulteriore testimonianza di quanto il 51 enne portoghese non sia un allenatore come tutti gli altri, ma davvero Special.

Le frasi celebri di Jose Mourinho:

“Vi prego di non chiamarmi arrogante, ma sono campione d’Europa e credo di essere speciale” (2004, presentazione al Chelsea)

“Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto: una bella sedia blu, una Champions League, Dio, e dopo Dio, io” (2004)

“Ma io non sono un pirla” (2008, presentazione all’Inter)

“Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia meglio di me” (2008)

“Ho studiato l’italiano cinque ore al giorno e per molti mesi al fine di poter comunicare alla perfezione con voi, la squadra ed i tifosi. Ranieri è stato in Inghilterra per cinque anni ed ancora faceva fatica a dire Buon giorno e Buona sera” (2008)”

“Sento il rumore dei nemici e mi piace” (2009)

“Solo uno tra ventuno non voleva darmi la laurea honoris causa, ma è normale, neanche Gesù piaceva a tutti” (2009)

“Un vincente non è mai stanco di vincere e io non voglio perdere mai” (2010)

“Sto preparando la semifinale giocando con 10 uomini. Perché ho giocato contro il Barcellona con il Chelsea e ho finito in 10. Con l’Inter e ho finito in 10. Ecco perché sto preparando i ragazzi: è concreta la possibilità di giocare ancora in 10” (2011)

“Sarei un mediocre? Rispetto le opinioni di tutti, anche quelle di Zeman. Scusi, ma dove gioca questo Zeman? Lo cercherò su Google” (2012)

“Se la Juve vincesse l’Europa League? Non sarebbe un vero successo visto che è stata eliminata dalla Champions League” (2014)

“Entra Shurle e segna. Entra Dema Ba e segna il gol decisivo. Cosa vuol dire? È culo!” (2014)



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